domenica 27 settembre 2009

Fermare l'attimo

Opacità

Decori

Nuova gestione - Prossima apertura

L'attore invisibile


Mik ha detto...

Ogni cane merita un padrone (anche se non tutti i padroni meritano un cane).
Così ogni sedia merita qualcuno che ci sieda sopra: del resto si chiamano sedie perché sono costruite per questo scopo.
Per sedersi.
Dunque una sedia vuota è uno spreco: è come un rubinetto lasciato aperto a scorrere in una casa al terzo piano in una via semicentrale nella città di Agrigento, in cui l'erogazione avviene con cadenze semibibliche, dove a lunghi periodi di siccità si alternano brevissimi periodi di umida ricchezza.
Una sedia vuota altro non è che il simbolo di un'attesa.
Forse l'attore è ancora di là che cerca di darsi coraggio per affrontare il pubblico. Che ripassa la parte, collega le battute, ricorda le pause e i cambi di scena.
Forse è rimasto bloccato nel traffico.
Forse è rimasto senza voce, e il regista sta cercando un sostituto per lo spettacolo.
Forse una sedia vuota altro non è che il sintomo di una malattia invisibile, ma non per questo meno fastidiosa.
Le emorroidi.



Effetti di luce

Madonna

Le tre civette


Mik ha detto...

Sono tre civette un po' strane, dal momento che in pieno giorno si aggirano con aria assonnata, e vagamente istituzionale, per la città allagata dai sempre più numerosi acquazzoni di fine estate, che fanno esplodere i tombini e riempiono le strade della circonvallazione di rifiuti, bottiglie, vecchie auto in panne, anziani non ancora morti annegati mentre acque sempre più torbide e violente si infiltrano in strade più periferiche, aggrediscono le abitazioni al pian terreno (contrapposto a un pian divino ancora inaccessibile, rinviato tuttavia alle prossime piogge, quando ci saranno morti e feriti) e spazzano dalle case la mobilia, i letti, i comodini, e i comò.
E la figlia del dottore rimane in attesa seminuda sulla soglia, ad aspettare il ritorno delle tre civette con cui era solita sollazzarsi in indicibili cimenti erotici dall'indubbio carattere paganeggiante.



sabato 26 settembre 2009

Partita a carte

Alba a Paceco

Effusioni


Mik ha detto...

I giovani d'oggi si lasciano andare perfino in pubblico a effusioni e scambi affettuosi che avrebbero fatto arrossire i visi delle nostre caste nonne. Questi due, ad esempio, a furia di stare avvinghiati mezzi nudi per la strada sono diventati bianchi e lividi per il freddo e per l'acqua che devono avere preso sui loro corpi. Il ragazzo, poi, se ne va in giro con una foglia a coprire la nudità frontale, e Dio non voglia che ci faccia vedere se la foglia stia lì fissata grazie a qualche colla atossica o per virtù di un punto metallico di spillatrice.
Sono curiosità che lasciamo a menti più malate della nostra, già provata di per sè dalla visione della giovinetta che se ne sta lì con un asciugamano sui fianchi, incerta se continuare l'amplesso o tornare a depilarsi le ascelle.
Noi guardoni feticisti preferiremmo la seconda.


sabato 19 settembre 2009

Corrente elettrica "a sbafo": "Concordato"?

Mik ha detto...

I mistici del passato cercavano l'illuminazione, e molti di essi andavano nel deserto dove, tra mille e una privazione, circondati dall'afa e da scorpioni e serpenti velenosi, coprendosi con stracci mentre i piedi si riempivano di piaghe, nutrendosi di bacche e bevendo acqua piovana, mettendo a dura prova la loro fede ma suscitando l'ammirazione dei poveri uomini che dai villaggi vicini arrivavano da loro affrontando viaggi senza fine pur di ottenere una risposta agli infiniti dubbi e alle innumerevoli ansie della vita quotidiana.

Oggi basta un attacco volante a un contatore condominiale, e l'illuminazione arriva.

Senza scorpioni.

Dopo la pioggia

Tagli

Spunti pittorici

Ricerca n. 4

Venerdì 2: Festa della Repubblica italiana


Mik ha detto...

Con sorprendente lucidità e con autentico spirito critico, accompagnate a un rigore mistico e a una dedizione tendente al sacrificio di sè che a tratti sconfina nel vorrei ma non posso tipico di chi troppo poco ottiene per sè in cambio dalla società rispetto al troppo molto che alla società ha non soltanto dato ma addirittura offerto di sua spontanea volontà, prima ancora che all'appello lo chiamasse la ragione di stato e che all'indice venisse messo lo stato di ragione, ahimè troppo precaria dopo una vita trascorsa dietro all'obiettivo al punto tale di aver compreso che davanti ad esso non c'è da meravigliarsi troppo per come vanno le misere cose della nostra vita, soltanto a questo punto il nostro fotografo scende in piazza contro il sindaco marinaio che ha mandato a fondo la città di Palermo.